Il lockdown: spazio di attesa o momento di opportunità?

La risposta di Associazione 21 luglio nel periodo del Covid-19

Associazione 21 Luglio

Translated by Alain Savary

p. 29-33

Translation(s):
Confinement : temps d’attente ou chance à saisir ?

References

Bibliographical reference

Associazione 21 Luglio, « Il lockdown: spazio di attesa o momento di opportunità? », Revue Quart Monde, 256 | 2020/4, 29-33.

Electronic reference

Associazione 21 Luglio, « Il lockdown: spazio di attesa o momento di opportunità? », Revue Quart Monde [Online], 256 | 2020/4, Online since 01 December 2020, connection on 13 April 2021. URL : https://www.revue-quartmonde.org/10214

Come un'associazione impegnata nella difesa dei diritti dei rom, dei bambini, e più in generale per il rispetto dei diritti umani ha affrontato il lockdown deciso dal governo italiano.

Index géographique

Italie

Il 9 marzo 2020 il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte, «allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19», ha firmato un decreto di quarantena completa su tutto il territorio nazionale finalizzato a «evitare ogni spostamento delle persone fisiche»1. Le misure adottate hanno prodotto un diffuso smarrimento, generando in poche settimane uno shock esogeno senza precedenti, con impatti sociali ed economici che nelle settimane successive hanno profondamente mutato l’assetto del Paese. Dopo più di due mesi la regressione della pandemia ha spinto il presidente del Consiglio dei Ministri alla firma di un altro decreto governativo, che, a partire dal 18 maggio 20202 ha fissato le norme per un allentamento delle misure restrittive di limitazione della libertà di movimento.

Nell’inedito e sfidante contesto determinato da un lockdown, durato 70 giorni, Associazione 21 luglio ha cercato di superare l’impasse facendo ricorso al pensiero sistemico3 come strumento privilegiato per leggere e interpretare la nuova realtà nella sua complessità, acquisire strumenti, scegliere strategie operative, decidere il cambiamento nella nuova situazione determinatasi. Nella bufera che ha colpito il Paese, l’organizzazione ha mantenuto come punto fermo la sua mission: la tutela dei diritti delle bambine e dei bambini presenti in contesti periferici estremi quali baraccopoli formali, insediamenti informali, agglomerati urbani caratterizzati dall’esclusione sociale, dalla deprivazione culturale, dalla povertà economica, dalla marginalità.

I passaggi che hanno scandito la strategia di Associazione 21 luglio adottata nel periodo del lockdown sono così riassumibili:

  1. focalizzare la propria attenzione su specifici ambiti territoriali periferici nei quali l’organizzazione è già presente e particolarmente toccati dalle misure di quarantena;

  2. intervenire, attraverso un lavoro di monitoraggio e ricerca, per acquisire dati completi e aggiornati sull’impatto generato dal lockdown in tali contesti, al fine di disporre di una visione globale con una chiara definizione degli attori-chiave e delle risorse da mettere in campo;

  3. elaborare una strategia di contenimento degli effetti negativi generati dal lockdown, lavorando su diversi livelli e sui legami che uniscono i differenti attori;

  4. abbozzare spunti per la costruzione di una visione post-emergenziale al fine di promuovere modelli strutturati capaci di generare impatto nel lungo periodo garantendo la loro replicabilità e il loro effetto moltiplicatore.

Nell’accogliere la sfida generata dalla condizione di lockdown, Associazione 21 luglio ha mostrato la vitalità di alcuni suoi caratteri che le vengono generalmente riconosciuti come distintivi: flessibilità nell’adattarsi alla situazione, innovatività nel rispondere ai problemi, coerenza alla mission associativa.

LE REALTÁ DESIGNATE: LE PERIFERIE ESTREME

Nel periodo del lockdown, Associazione 21 luglio ha deciso di concentrare la sua attenzione su quattro aree territoriali della città di Roma molto diverse e distanti tra loro ma unite da: segregazione spaziale e relazionale, condizioni socio-economiche difficili, processi di stigmatizzazione subiti. Tali aree, oggetto di una pregressa conoscenza dell’organizzazione sono: il quartiere di Tor Bella Monaca (Municipio VI), la baraccopoli formale di via di Salone (Municipio VI), la baraccopoli formale di Castel Romano (Municipio IX), l’insediamento informale di Tor Cervara (Municipio IV).

Il quartiere di Tor Bella Monaca, giovane e multietnico, posto nell’estrema periferia orientale della città di Roma, conta circa 30.000 abitanti di cui il 41% vive in povertà assoluta, un numero 6 volte superiore rispetto alla media nazionale del 7%. Di questi, il 22% ha un reddito pari a zero4.

La baraccopoli formale di via di Salone, abitata da famiglie italiane, serbe, bosniache, montenegrine e rumene. Al suo interno, in baracche e container, vivono circa 360 persone. Le unità abitative risultano in pessime condizioni e, in alcuni periodi dell’anno, sono drammatiche le condizioni igienico-sanitarie.

La baraccopoli formale di Castel Romano, collocata nell’estrema periferia occidentale della città, a circa 25 km dal suo centro. Divisa in 4 distinte aree è abitata da circa 560 cittadini italiani e bosniaci. Le abitazioni sono fatiscenti e l’acqua è distribuita da un’autobotte periodicamente presente nell’insediamento.

L’insediamento formale di Tor Cervara è abitato esclusivamente da cittadini comunitari. Sono circa 500 le persone che qui risiedono all’interno di piccole baracche realizzate con materiale di risulta.

LAVORO DI MONITORAGGIO E RICERCA

A partire dal 9 marzo 2020, giorno dell’inizio del lockdown, Associazione 21 luglio ha condotto un’azione di monitoraggio sulle 4 aree designate allo scopo di comprendere l’impatto della quarantena sui loro abitanti. Il lavoro è stato reso possibile grazie a una conoscenza pregressa molto stretta con le persone intervistate e una fiducia costruita nel tempo.

Il monitoraggio, che ha portato per quanto riguarda la baraccopoli formale di Salone e quella di Castel Romano alla pubblicazione di un’indagine5, ha fatto emergere i primi aspetti di un quadro sociale destinato, in assenza di interventi pubblici e di una consolidata rete comunitaria interna alle 4 aree, ad avere conseguenze future cariche di problematicità.

In particolare, sia nell’azione di monitoraggio che in quella di ricerca, sono emerse due criticità che avrebbero potuto aggravare la già pesante condizione di vita delle famiglie presenti delle 4 aree oggetto della ricerca. Nel breve periodo, la compressione della libertà di movimento imposta dal decreto governativo avrebbe impedito alle famiglie di svolgere la consueta attività lavorativa informale necessaria per il sostentamento giornaliero, ponendo a rischio di deprivazione alimentare soprattutto i nuclei familiari con figli piccoli.

In questi casi, quando eventuali risorse risultano scarse, può essere la solidarietà della comunità ad intervenire. Essa però, in tempi di contagio, dove domina la paura del contatto fisico e prevalgono le regole del distanziamento sociale, rischia di venire meno. Nelle 4 aree oggetto è quindi emersa la fragilità della rete comunitaria interna, paralizzata dalla paura e incapace di offrire risposte di mutuo aiuto e di solidarietà.

STRATEGIA OPERATIVA ADOTTATA NEL PERIODO DEL LOCKDOWN

La strategia operativa adottata da Associazione 21 luglio nel periodo dell’emergenza – racchiusa tra i due decreti governativi del 9 marzo 2020 e del 17 maggio 2020 - si è mossa in primis sull’asse del contenimento della deprivazione alimentare dei bambini 0-3 anni e, a supporto di tale azione, su: il contrasto alla stigmatizzazione delle comunità oggetto dell’intervento; la promozione di interventi di natura educativa; la pianificazione di interventi volti a dare sostenibilità alle azioni nel periodo emergenziale e in quello immediatamente successivo.

1).Il contenimento della deprivazione alimentare dei bambini 0-3 anni

Associazione 21 luglio ha deciso contrastare la deprivazione alimentare delle bambine e dei bambini 0-3 anni in modo tale da:

  • poter garantire un intervento “universale” per tutte le famiglie con bambini piccoli, senza dover selezionare sulla base di dichiarate differenze nei risparmi e negli introiti da lavoro, e quindi ridurre un’esasperata competizione;

  • evitare ogni forma di patronage e intermediazione nell’accesso ai “pacchi bebè”;

  • favorire un sentimento di empatia e di solidarietà da parte del resto della cittadinanza, per poter raccogliere cibo e materiale igienico sanitario (pannolini, salviettine) da distribuire.

Alcuni elementi di metodo hanno caratterizzato il nostro intervento. In primo luogo abbiamo voluto conciliare esigenze di personalizzazione dell’intervento (nella distribuzione come nel contenuto dell’aiuto concreto) con le esigenze di categorizzazione e standardizzazione necessarie a garantire la sostenibilità economica e organizzativa dell’intervento. Per fare ciò:

a) abbiamo effettuato un colloquio individuale con tutte le mamme che nelle 4 aree prescelte hanno espresso bisogni alimentari per figli dell’età prescelta. Abbiamo realizzato una lista iniziale di 150 beneficiari, diventati nel giro di qualche settimana circa 250;

b) coinvolgendo una pediatra e un’ostetrica abbiamo disegnato 5 tipi di “pacchi bebé” (differenziati sulla base dell’età del bambino, delle esigenze alimentari per gli omogeneizzati e le pastine e sulla necessità o meno di latte in polvere);

c) con cadenza settimanale dal 1° aprile abbiamo promosso una consegna organizzata attraverso la distribuzione di una tessera individuale per ogni bambino attraverso la quale la mamma ha la possibilità di ritirare il proprio “pacco bebè” personalizzato;

d) con distribuzioni periodiche, dal 15 aprile 2020 abbiamo avviato la distribuzione di “pacchi famiglia” per estendere l’intervento ad altre fasce di età della stessa famiglia del minore 0-3 anni.

Risultati raggiunti

Per il contenimento della deprivazione alimentare dal 1° aprile 2020 al 18 maggio 2020 abbiamo consegnato un totale di 1.400 pacchi bebè e di 340 pacchi famiglia. Nel mese di maggio risultavano essere 260 i bambini 0-3 anni coperti dal punto di vista alimentare secondo la seguente distribuzione territoriale: 50 minori del quartiere di Tor Bella Monaca; 65 minori della baraccopoli di Salone; 125 minori della baraccopoli di Castel Romano; 20 dell’insediamento informale di Tor Cervara. Tale copertura sarà garantita almeno fino al 15 giugno 2020. Dietro richiesta urgente l’associazione è intervenuta con consegne una tantum di pacchi bebè nelle baraccopoli di Salviati, in micro insediamenti lungo il fiume Aniene e lungo la via Pontina.

2).Il contrasto alla stigmatizzazione delle comunità oggetto dell’intervento

Per il superamento degli stereotipi e pregiudizi nei confronti di quanti vivono nella città di Roma la periferia estrema e per promuovere la costruzione di legami di conoscenza reciproca:

  1. la nostra comunicazione esterna ha privilegiato la dimensione di deprivazione alimentare dei bambini 0-3 anni presenti in contesti periferici estremi e non l’appartenenza etnica. Abbiamo comunque posto in evidenza il fatto che si tratti di bimbi che vivono in baraccopoli formali o informali e nel quartiere di Tor Bella Monaca;

  2. i beni raccolti sono stato stoccati nel “Polo Ex Fienile” che gestiamo a Tor Bella Monaca. Lì i pacchi sono stati confezionati una volta alla settimana al sabato mattina all’aperto nel giardino del Polo, in un clima caratterizzato dall’entusiasmo e dall’amicizia, da un gruppo di volontari diversi tra loro per etnia, condizione sociale, ideologia politica e suddivisi in cinque gruppi, uno per ogni tipologia di pacco bebé;

  3. abbiamo dato massima visibilità alla preparazione di pacchi cercando di coinvolgere nel confezionamento figure influenti sotto il profilo religioso e politico.

Risultati raggiunti

Non abbiamo mai riscontrato nei nostri interventi segnali di ostilità in riferimento alla cittadinanza o all’etnia delle persone beneficiarie dell’intervento.

Il momento del confezionamento dei pacchi ha visto un numero sempre maggiore di volontari coinvolti e, dagli iniziali 6 si è arrivati, nel mese di maggio, a più di 40. Nell’azione di raccolta, di confezionamento e di distribuzione sono stati coinvolti un totale di 85 volontari tra i quali cittadini comuni, attivisti di altre organizzazioni, le stesse mamme beneficiarie.

Tra le persone influenti che si sono lasciate coinvolgere nel confezionamento dei pacchi alimentari vanno segnalati: 3 deputati di diversi colori politici, un consigliere comunale della città di Roma, un consigliere municipale, il presidente del Consiglio Comunale di Roma, il vescovo ausiliare di Roma est.

3).La promozione di interventi di natura educativa

Accanto alla consegna alimentare abbiamo attivato una serie di servizi:

a) gruppi whatsapp attraverso cui restiamo in contatto con le mamme per dispensare consigli, ascoltare i disagi, dare sollievo nei momenti più duri, inviare attività da realizzare con i propri figli durante le ore trascorse in casa;

b) un servizio che consente di ascoltare fiabe in lingua italiana e in lingua romanes (romani chib): “Fiabe al telefono”. In ogni pacco bebè mettiamo anche un volantino di Fiabe al telefono in modo da segnalare l’importanza del gioco e della fantasia anche in questa fase di confinamento, e la presenza di opportunità di relazione al di là dell’aiuto materiale.

c) abbiamo messo a disposizione dei bambini nelle baraccopoli alcuni accessi a internet così da potersi collegare con le piattaforme scolastiche; ogni bambino è seguito a distanza da un educatore il cui intervento, oltre al supporto tecnico e didattico, ha soprattutto l’obiettivo di creare e tenere viva la relazione con il gruppo classe ed evitare così l’isolamento. Abbiamo lavorato in continuo contatto con insegnanti e genitori al fine di curare il rapporto scuola-famiglia, individuando difficoltà e mettendo a disposizione strumenti specifici per garantire il diritto all’istruzione.

e) abbiamo rinforzato gli aspetti di pressione, advocacy e plaidoier con un appello alla sindaca Virginia Raggi e al Prefetto Pantalone perché vengano attivate misure urgenti finalizzate a tutelare il diritto alla salute e alla continuità scolastica;

f) abbiamo attivato un servizio di assistenza sociale al fine di facilitare l’accesso a forme economiche di sostegno pubblico.

Risultati raggiunti

Sono stati 30 i bambini raggiunti dal servizio “Fiabe al telefono”; si è potuto garantire un supporto individuale a 22 bambini frequentanti la scuola primaria e secondaria presso l’Istituto Comprensivo Palombini; sono stati 112 gli accessi allo sportello di orientamento ai servizi

4).La pianificazione di interventi volti a dare sostenibilità

Nella consapevolezza che l’acquisto di generi di prima necessità per l’infanzia per una distribuzione su numeri elevati determina la necessità di reperire ingenti fondi, Associazione 21 luglio si è da subito attivata per il reperimento di risorse sia in natura che economiche. Per realizzare ciò:

  1. abbiamo promosso sui social una campagna per la donazione dei beni materiali necessari al il confezionamento dei “pacchi bebé (con ritiro a domicilio) e dei beni economici;

  2. abbiamo privilegiato la donazione di beni all’invio di denaro attraverso bonifico, fiduciosi che questo avrebbe accresciuto la solidarietà (l’estensione della quantità di beni acquistati);

  3. ci siamo recati a ritirare i beni acquistati direttamente a domicilio delle famiglie donatrici una volta alla settimana cercando di assicurarci che l’impegno delle famiglie donatrici venga mantenuto costante nel tempo;

  4. abbiamo formulato richieste a Fondazioni ed enti privati che già finanziano le nostre attività per ottenere erogazioni straordinarie o per richiedere lo spostamento di parte dei finanziamenti già accordati verso le attività di risposta all’emergenza;

  5. abbiamo ottenuto dai soci di Associazione 21 luglio, convocati in un’Assemblea straordinaria, di poter derogare, considerata la straordinarietà del momento, al vincolo statutario che impedisce all’organizzazione l’accesso a finanziamenti pubblici. Tale autorizzazione è stata concessa secondo modalità e vincoli temporali stringenti e definiti;

  6. abbiamo mantenuto alta l’attenzione al fine di leggere, comprendere e analizzare questo periodo. A tale fine i membri di Associazione 21 luglio (staff e direttivo) sono stati coinvolti in 4 incontri formativi chiusi con sociologi, filosofi e intellettuali che hanno offerto chiavi di lettura e stimoli per interpretare il contesto attuale e trovare le risposte più adeguate per rispondere alle sfide proposte.

SPUNTI PER UNA STRATEGIA OPERATIVA POST EMERGENZIALE

La riflessione interna che Associazione 21 luglio ha condotto nel periodo del lockdown, ha portato a definire i soggetti principali sui quali il Paese dovrà fare leva per ripartire dopo lo shock generato dalla crisi. Essi sono: le donne, i bambini, le categorie più svantaggiate sotto il profilo economico e sociale.

Se nel periodo dell’emergenza la risposta immediata di Associazione 21 luglio si è concentrata nel combattere la deprivazione alimentare dei minori 0-3 anni, nel post emergenza sarà fondamentale che per la risoluzione delle problematiche legate alle diseguaglianze prodotte dalla crisi vengano coinvolte le mamme oggetto dell’intervento emergenziale, che dovranno essere sostenute in un processo rigenerativo di creazione di comunità. Alla fine del periodo emergenziale Associazione 21 luglio ha promosso due interventi sperimentali nel Municipio VI di Roma, finalizzati a responsabilizzare i beneficiari e promuovere atteggiamenti condivisi e comuni tra loro.

Il 9 maggio 2020 Associazione 21 luglio ha deciso di promuovere una distribuzione straordinaria di generi alimentari destinati a tutte le famiglie residenti nella baraccopoli di Salone. Dopo aver chiesto alle mamme delle tre comunità (montenegrina/bosniaca, rumena e serba), segnate da un forte livello di litigiosità interna, di esprimere il nome di tre mamme, le stesse sono state coinvolte nelle seguenti azioni:

  • in totale trasparenza, è stata espressa loro l’intenzione di organizzare la distribuzione indicando anche il budget a disposizione;

  • hanno provveduto in autonomia a promuovere un accurato censimento delle presenze nella baraccopoli;

  • hanno concordato con lo staff di Associazione 21 luglio i generi alimentari da acquistare secondo i bisogni espressi dalla comunità;

  • insieme ai volontari del confezionamento dei pacchi bebè, hanno organizzato quello dei pacchi alimentari presso il Polo ex Fienile;

  • hanno promosso con lo staff di Associazione 21 luglio la distribuzione dei pacchi alimentari all’ingresso della baraccopoli.

La distribuzione è avvenuta in un clima di serenità e di ordine che ha fortemente sorpreso le Forze dell’Ordine presenti. Le tre mamme coinvolte hanno avuto modo di conoscersi e di tessere un rapporto relazionale significativo.

Il 12 maggio 2020 Associazione 21 luglio ha invitato presso il Polo ex Fienile le 50 mamme beneficiarie dei “pacchi bebè” del quartiere di Tor Bella Monaca che, in incontri organizzati in piccoli gruppi all’aperto – in ottemperanza alle norme previste dal decreto governativo – sono state stimolate ad un percorso di conoscenza, di mutuo aiuto, di responsabilizzazione facilitato dalle operatrici di Associazione 21 luglio. La risposta è stata positiva ed il martedì successivo, giorno in cui avviene la consegna dei “pacchi bebè”, molte mamme hanno mostrato un atteggiamento particolarmente collaborativo nel tessere relazioni reciproche e nell’essere coinvolte. Lo stesso giorno è stato somministrato un questionario a tutte le mamme, volto a individuare i bisogni dai quali partire per un percorso condiviso. In un’assemblea delle mamme, il 2 giugno, è prevista la restituzione dei risultati del questionario per concordare insieme le tappe successive.

A partire da questi due embrionali modelli di successo, nel periodo post emergenziale dovrà essere la creazione della comunità l’asse sul quale dovrà muoversi in maniera privilegiata l’azione strategica di Associazione 21 luglio al fine di operare un cambiamento sistemico dove le donne e le mamme possano diventare protagoniste di un cambiamento strutturale che, dalla periferia estrema, contamini la città fino giungere al suo cuore.

Le condizioni venutesi a creare sono ideali per portare a termine una “campagna di ascolto6 – iniziata da Associazione 21 luglio nel gennaio 2020 e interrotta dopo due mesi per l’emergenza generata dal Covid-19 – punto di partenza per iniziare la creazione di una comunità di donne di diverse nazionalità ed etnie a partire dal Municipio VI dove risiedono, nella baraccopoli di Salone e nel quartiere di Tor Bella Monaca, in condizione di forte deprivazione economica e sociale che l’emergenza legata al Covid-19 ha acuito.

Sarà questo lo spunto di partenza sul quale, nei mesi che seguiranno, si svilupperà la riflessione dello staff di Associazione 21 luglio al fine di redigere la strategia operativa che orienterà il lavoro dell’organizzazione nei prossimi anni avendo come punto di riferimento fisico il Polo ex Fienile, nel quartiere di Tor Bella Monaca.

1 Il decreto del 9 marzo 2020 è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale con il titolo “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020

2 Il decreto è stato firmato il 17 maggio 2020 dal presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

3 L’approccio del pensiero sistemico, fatto proprio da Associazione 21 luglio, è profondamente differente da quello delle forme tradizionali di

4 https://www.romatoday.it/politica/poverta-case-popolari-tor-bella-monaca.html

5 https://spire.sciencespo.fr/hdl:/2441/37kr721pqh8pabphc18g8qctkc/resources/vitale-iorestonel-campo-version-complete.pdf?fbclid=IwAR2vV7RdSFvVSj_GV_

6 La campagna di ascolto di Associazione 21 luglio si è fondata sulle pratiche del community organizing, testate e sviluppate nel corso di oltre 75

1 Il decreto del 9 marzo 2020 è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale con il titolo “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale”.

2 Il decreto è stato firmato il 17 maggio 2020 dal presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

3 L’approccio del pensiero sistemico, fatto proprio da Associazione 21 luglio, è profondamente differente da quello delle forme tradizionali di analisi. Invece di concentrarsi sui singoli elementi di ciò che viene analizzato, esso adotta una visione più ampia e considera un maggior numero di interazioni.

4 https://www.romatoday.it/politica/poverta-case-popolari-tor-bella-monaca.html

5 https://spire.sciencespo.fr/hdl:/2441/37kr721pqh8pabphc18g8qctkc/resources/vitale-iorestonel-campo-version-complete.pdf?fbclid=IwAR2vV7RdSFvVSj_GV_o0fBJ8ZpkKaZypoGiZXlq9BdA7cS4ZDPhfpkMPK3U

6 La campagna di ascolto di Associazione 21 luglio si è fondata sulle pratiche del community organizing, testate e sviluppate nel corso di oltre 75 anni in vari Paesi del mondo che consentono di rinnovare i legami di fiducia tra gli abitanti di un quartiere e ottenere risultati concreti a beneficio della comunità. L'ascolto, lo scambio delle storie di vita, le pratiche che favoriscono la cooperazione, e le capacità riflessive legate all'azione, promuovono l'emergere di comunità funzionali, capaci di creare unità tra diversi e di assumersi responsabilità pubbliche. 

Associazione 21 Luglio

In Italia, l'Associazione 21 Luglio è un'organizzazione che sostiene gruppi e individui in condizioni di estrema segregazione e discriminazione, proteggendo i loro diritti e promuovendo il benessere dei bambini.

CC BY-NC-ND